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Dove vanno in vacanza gli italiani? Le risposte nell’Osservatorio Astoi Confindustria Viaggi

Ci sono alcuni dati molto interessanti nell’Osservatorio sulle vacanze degli italiani nell’estate 2018 condotto da Astoi Confindustria Viaggi. Il primo, è che nell’era dell’on line cresce la tendenza degli italiani ad affidarsi a tour operator e agenzie di viaggio. Ancora, gli italiani, notoriamente ritardata, hanno scoperto i vantaggi della prenotazione anticipata. Per quanto riguarda le mete preferite, nel nostro Paese è boom per il Sud, mentre tornano ad avere appeal Mar Rosso e Tunisia. Tra le mete più lontane, le preferite sono Giappone, Thailandia, Stati Uniti.

Italiani sempre meno fai da te

‘’Osservatorio Astoi Confindustria Viaggi, l’Associazione che rappresenta oltre il 90% del mercato del tour operating italiano, segnala che sono in aumento gli italiani che preferiscono interfacciarsi con professionisti che forniscono consulenza in carne e ossa e si affidano così alla filiera agenzia di viaggi – tour operator. Il portafoglio prenotazioni dei tour operator Astoi evidenzia, infatti una crescita di circa il 13% rispetto allo scorso anno pari periodo, superiore al tasso di crescita del mercato. E se anni fa il cosiddetto “turista medio” aspettava i last minute senza esprimersi sulle mete, cercando solo di spendere il meno possibile, è da tempo che gli italiani hanno cambiato radicalmente atteggiamento: le formule di Advance Booking riscuotono sempre maggiore successo. Le persone non scendono a patti su dove vogliono andare e per aggiudicarsi le condizioni economiche più vantaggiose programmano con mesi di anticipo la partenza. La prenotazione anticipata, in incremento di circa il 18% rispetto allo scorso anno, arriva ad incidere fino al 75% sul totale dei volumi.

Comportamenti dell’estate 2018

Gli italiani vanno in agenzia per acquistare i loro viaggi e apprezzano sempre più i viaggi organizzati. Dai millennial che cercano mete balneari low cost e week end in Europa, a coloro che vogliono soggiornare in Italia. La durata preferita della vacanza estiva è di 10 giorni, qualunque sia la destinazione e la tipologia di vacanza prescelta: dal villaggio al residence, dalla crociera al tour. Per le destinazioni, l’Italia del Sud è la regina delle preferenze di chi sceglie di rimanere nel Belpaese: Sardegna, Puglia, Sicilia e Calabria sono le regioni più prenotate, e vedono anche una buona percentuale di repeaters. Nel medio raggio il dato numericamente più forte è legato al ritorno del Mar Rosso egiziano, con crescite oltre il 100% e anche della Tunisia. La Grecia piace sempre e ancora in Europa si registra un interesse in crescita verso l’Irlanda.

Sui viaggi intercontinentali si registra un  grande successo per il Giappone, e sempre in Oriente, Indonesia e Thailandia. Gli Stati Uniti, in particolare quelli del nord, tornano a piacere dopo la flessione dell’estate 2017, spesso abbinati a soggiorni mare nelle Antille. Ottimi risultati per Sudafrica, Namibia e Oceano Indiano.

La chat russa Telegram bloccata da Mosca: è terreno fertile per i cybercriminali

Telegram è al centro di uno scontro in Russia. L’app di messaggistica russa alternativa a WhatsApp ormai è diventata il nuovo terreno fertile degli hacker e i cybercriminali per commettere attività illegali. E dopo essere già stata rimossa dall’App Store per contenuti inappropriati il 31 gennaio di quest’anno, ora è stata bloccata dalle autorità di Mosca. Telegram infatti non concede al governo le chiavi della crittografia che danno accesso ai messaggi degli utenti.

A essere maggiormente utilizzati dai cybercriminali sono i gruppi di chat ospitati da Telegram, i cosiddetti canali. Lo sostiene la società di sicurezza Check Point Software Technologies, che ha condotto una ricerca sul “caso” Telegram.

La chat ospita canali clandestini che contengono offerte di lavoro illecite

Tra i canali clandestini di Telegram scoperti dal team di ricerca di Check Point Software Technologies ci sono quelli denominati Dark Jobs, Dark Work e Black Markets. Il primo può contenere offerte di lavoro illecite contrassegnate con un codice colore. Il nero, ad esempio, contrassegna le offerte di lavoro pericolose dal punto di vista legale, mentre il grigio o il bianco vengono utilizzati quando la pericolosità della “mansione” diminuisce, riferisce Ansa.

All’interno dei canali può inoltre verificarsi la vendita di strumenti di hacking e di documenti rubati, e perfino la possibilità di falsificarli.

“Una valida alternativa ai forum segreti presenti sul Dark Web”

Come viene spiegato nella ricerca, la chat di Telegram, a differenza di WhatsApp, “è caratterizzata da un livello di sicurezza più elevato, è più riservata e meno accessibile e questi elementi la rendono una valida alternativa ai forum segreti presenti nel Dark Web. Gli hacker riescono così a mantenere sulla piattaforma la propria identità completamente nascosta perché possono godere di chat pubbliche e private crittografate”.

La protezione dei dati personali e la segretezza paradossalmente facilitano le attività criminose

Se da una parte “C’è una richiesta di mercato per le tecnologie di protezione”, commenta Gabriele Faggioli, Responsabile Osservatorio Information Security & Politecnico di Milano e presidente del Clusit, l’Associazione italiana per la Sicurezza Informatica, dall’altra troppa protezione può attirare chi per motivi illeciti ha necessità di agire in segreto. Il paradosso quindi è che sia la protezione dei dati personali sia la segretezza facilitano le attività criminose.

La partita perciò “si giocherà sulle richieste da parte delle autorità investigative nell’avere il contenuto delle conversazioni”, continua Faggioli. All’app di Pavel Durov spetta ora il compito di risolvere il paradosso della “privacy”.

YouTube sotto accusa: viola la norma sulla privacy dei bambini

Le associazioni di consumatori Usa accusano YouTube di violare la privacy dei bambini. Secondo le associazioni la piattaforma di condivisione video consente la diffusione di pubblicità mirate proprio a loro. E questo nonostante YouTube affermi di rivolgersi a utenti dai 13 anni in su. Sempre secondo le associazioni di consumatori americane, Google inoltre ottiene profitti rilevanti dai messaggi promozionali dedicati ai più piccoli, messaggi che compaiono sul servizio di condivisione video, oltre a raccogliere informazioni personali sui minori senza il consenso dei genitori.

Attraverso YouTube Google raccoglie dati sui minori e li usa per indirizzare la pubblicità

Le 23 associazioni hanno perciò presentato un ricorso alla Federal Trade Commission (FTC), sostenendo che Google raccoglie informazioni personali sui minori attraverso YouTube, tra cui localizzazione, identificazione degli apparecchi, numeri di telefono mobile, e li usa per indirizzare la pubblicità ai minori su Internet, apparentemente senza il consenso dei genitori.

Gli inserzionisti pubblicitari pagano a Google un premio per inserire le loro pubblicità nelle sezioni “famiglia e bambini”

YouTube infatti è tra le piattaforme video più seguite dai bambini, e offre molti programmi progettati e promossi proprio per questo tipo di pubblico. La piattaforma, riferisce Askanews, diffonde appunto canali dedicati ai bambini, come ChuChu, TV Nursery Rhymes & Kids Songs, che contano milioni di sottoscrittori. E gli inserzionisti pubblicitari pagano a Google un premio per inserire le loro pubblicità nelle sezioni “famiglia e bambini”, compresi i canali indirizzati ai più piccoli.

“Un sito che pullula di cartoni animati, canzoncine e pubblicità di giochi”

 

“Per anni, Google ha abdicato alle sue responsabilità nei confronti di bambini e famiglie, sostenendo in malafede che YouTube, un sito che pullula di cartoni animati, canzoncine per bambini e pubblicità di giochi, non è per bambini sotto i 13 anni”, ha spiegato Josh Golin, dell’associazione Campaign for a Commercial-Free Childhood, una delle firmatarie del ricorso.

Google “ha agito in modo sleale, sostenendo falsamente nei suoi termini di servizio che YouTube è destinato solo a chi ha più di 13 anni e attirando deliberatamente i bambini in un parco giochi pieno di pubblicità”, aggiunge Jeff Chester del Center for Digital Democracy. Contattato da AFP, un portavoce di Google sostiene invece che “proteggere bambini a famiglie è sempre stata la nostra massima priorità. Dato che YouTube non è per bambini – continua il portavoce – abbiamo investito in misura significativa nella creazione della app YouTube Kids per offrire un’alternativa specificamente progettata per i bambini”