Archivi autore: Gino Buzzanga

Italiani sul web, attenti alla natura e meno al lavoro

Ci sono delle caratteristiche comuni tra gli utenti italiani del web e delle differenze rispetto a chi non naviga? La risposta è sì, almeno per quanto emerge dal Report trimestrale dell’Osservatorio SevenData-ShinyStat, progetto nato con l’obiettivo di analizzare l’andamento degli interessi degli italiani sul Web. Dai dati si scopre che i nostri connazionali in rete hanno un’attenzione particolare verso l’umorismo (+15% tra maggio e agosto), gli animali (+5%) e la natura (+44%). Rispetto a chi non frequenta il mondo del web, risultano più individualisti sotto il profilo fisico, però non si sentono soli né depressi.

L’occupazione? Non preoccupa più di tanto

Nel vissuto degli italiani in Rete, risulta che la rilevanza del mondo del lavoro, intesa come propensione a programmare piani di carriera, nell’ultima osservazione non era sentita come fattore prioritario (-9%).  “Dall’analisi del mood dei navigatori in Rete restituita dalla quarta wave dell’Osservatorio – dichiara Fabrizio Vigo, co-founder e ceo di SevenData – emerge la figura di un italiano con grande voglia di svago, meno preoccupato del fronte occupazionale e più orientato alla valorizzazione dell’ambiente (natura e animali) senza fare venire meno l’attrazione per tutto ciò che è web, online communities comprese. Siamo dell’idea, d’altra parte, che i dati rilevati fotografino una maggiore leggerezza degli italiani, seppur con trend non ancora del tutto assestati. In altre parole, l’uscita dalla pandemia deve essere ancora metabolizzata per diventare del tutto consapevolezza strutturale di un nuovo inizio, ma i segnali sono fortemente incoraggianti. Riteniamo quindi che anche le prossime edizioni dell’Osservatorio risentiranno probabilmente di un’instabilità dell’atteggiamento degli italiani che può essere considerata fisiologica in base a una situazione socio-economica attualmente ancora in fase di consolidamento”. 

Community, social e news gli ambiti preferiti

Ma cosa fa sul web l’italiano? Innanzitutto si svaga e si informa. Il report sottolinea che i macro-argomenti preferiti e quindi maggiormente frequentati sono le community online (+5%) e i social network (+23% ). Per quanto riguarda i media online, gli intervistati sono interessati a news (+15% ), quotidiani (+24%) e radio (+30%). Sempre sul lato media è in forte ripresa l’interesse per la Radio (+30%) ed i Quotidiani (+24%). Dal punto di vista dei contenuti invece, vanno per la maggiore i Film classici (+46%), i Docufilm (+41%), le Notizie Locali (+2%), , le Sports News (10%), la Tv Fiction (+8%) e la Stampa specializzata (+14%). In negativo invece, la Tv per ragazzi (-6%) le news finanziarie (-31% ), i reality shows televisivi ( -54%) la Sitcom (-4%), i Talk Shows (-32%).

Connessi con il mondo e meno soli: ecco perché gli italiani si affidano ai social

La pandemia e i conseguenti lockdown ci hanno fatto sentire più soli e distanti, anche dal mondo che ci circonda: pare proprio che sia stata questa sensazione di isolamento a spingere un numero crescente di italiani ad affidarsi ai social network e agli influencer che li popolano. Negli ultimi mesi, segnala a questo proposito un recentissimo studio condotto da Kaspersky, si sono diffuse in maniera esponenziale le relazioni unilaterali, dette anche “parasociali”. In sintesi, ci siamo fatti degli amici virtuali. L’analisi rivela che circa la metà (43%) degli utenti italiani di social media, ritiene che gli influencer costituiscano “una fuga dalla realtà”. Il 19% degli italiani pensa di sentirsi “amico” degli influencer che segue e circa il 26% invia messaggi privati ai personaggi che segue sui social. Nonostante la natura in gran parte virtuale di queste relazioni, il 28% degli utenti italiani di social media ha affermato di aver incontrato alcuni influencer anche nella vita reale. 

L’utenza è soprattuto composta da giovani

La percentuale di quelli che si sono affidati ai social media per mantenere una connessione con il resto del mondo aumenta se se si guarda ai giovani di età compresa tra 18 e 34 anni, con il 74%. Rispetto agli altri Paesi europei, sono i tedeschi (66%) e gli spagnoli (62%), che come gli italiani, hanno dichiarato di aver trovato nei social media un modo per rimanere connessi con il mondo. Durante la pandemia, infatti, i social media hanno rappresentato una vera propria boccata d’aria per molti italiani: il 63%,, infatti, ha affermato che i social media hanno costituito per loro una “connessione vitale” in questo periodo difficile.

Attenzione all’eccessiva condivisione

Bisogna però imparare a bilanciare mondo reale e mondo virtuale, concedendo a quest’ultimo solo informazioni e dati consapevoli. Come precisa Morten Lehn, Managing Director Northen Europe di Kaspersky, “Nonostante il 22% degli italiani sia attivo sui social media da più di un decennio (il 56% se guardiamo al resto del mondo), molti di noi stanno ancora cercando di capire come bilanciare gli aspetti positivi dei social media con quelli negativi. Oggi ci troviamo in una nuova era in cui le relazioni virtuali stanno diventando la norma. Le relazioni unilaterali possono spesso portare a una condivisione eccessiva di contenuti sui social media, perché le persone cercano di far evolvere sempre di più questi rapporti. Si tratta di un comportamento che può portare a conseguenze negative e impreviste: tentativi di hacking e phishing, doxing e bullismo, shaming online, e molto altro ancora. È comprensibile che con i vari lockdown vissuti nell’ultimo anno le persone tendano ad instaurare relazioni online e parasociali per combattere solitudine e noia, ma è importante essere consapevoli delle conseguenze a cui l’eccessiva condivisione online può portare, e adottare un approccio più equilibrato”.

In viaggio per lavoro: sì, ma solo se c’è flessibilità

C’è voglia di tornare alla piena normalità, anche per quanto riguarda molti aspetti della vita professionale. E per i business traveller italiani il discorso è ancora più attuale: dopo diversi mesi di stop più o meno forzato, e comunque di tantissime limitazioni, ora si aprono le condizioni per tornare a viaggiare. Sì, ma con quali modalità? È il quesito che si è posto SAP Concur nella ricerca “Global Business Traveller and Travel Manager Survey 2021” commissionata tra aprile e maggio 2021 con l’obiettivo di mettere in evidenza l’entusiasmo dei viaggiatori d’affari italiani e globali nel rimettersi in viaggio. 

Pronti a partire il 95% dei viaggiatori d’affari

La ricerca evidenzia che il 95% dei viaggiatori d’affari italiani è disposto a viaggiare per lavoro nei prossimi 12 mesi, ma soddisfare le loro richieste di flessibilità potrebbe rivelarsi essenziale per il successo a lungo termine delle aziende. Parallelamente a questo desiderio, però, dalla survey emerge che il 78% dei viaggiatori d’affari italiani teme che la ridotta possibilità di viaggiare nei prossimi 12 mesi possa danneggiarli personalmente e professionalmente. Le principali preoccupazioni includono difficoltà nello sviluppo e nel mantenimento di relazioni commerciali (45%), minori guadagni (39%) e mancato avanzamento di carriera (27%). Sono inoltre preoccupati del fatto che la riduzione dei viaggi d’affari abbia portato la loro azienda a firmare un numero minore di nuovi accordi (39%), a rinnovare meno contratti (35%) e a rimanere indietro rispetto alla concorrenza (31%).

Le condizioni le faccio io

La voglia di tornare a viaggiare si muove però di pari passo alla volontà di poterlo fare alle proprie condizioni, e questa esigenza è particolarmente avvertita dai business traveller italiani. L’81% dei nostri connazionali (percentuale più alta tra tutti i mercati intervistati, che si riduce al 68% a livello globale) dichiara apertamente di voler tornare a viaggiare per lavoro ma alle proprie condizioni: in particolare, desidera avere maggiore controllo sull’itinerario con la flessibilità come fattore determinante per più di 2 viaggiatori su 3 (il 69%). Più di un terzo reputa poi essenziale la scelta delle proprie sistemazioni preferite (37%), così come la possibilità di prenotare i propri viaggi direttamente attraverso i siti web dei fornitori, come compagnie aeree o hotel (36%). A parte gli obiettivi aziendali, il desiderio di poter rimettersi in viaggio è motivato anche dalla possibilità di vedere posti nuovi (61%), prendersi una pausa dalla vita quotidiana (53%) e stabilire legami personali con clienti e colleghi (52%). Ci sono infine alcune precise richieste in merito alla sistemazione e alla tipologia di viaggio: gli italiani sono particolarmente interessati a soggiornare in hotel più grandi (38%), a evitare scali aeroportuali (34%), a prediligere le trasferte nazionali (34%) e quelle a breve distanza (34%).

Il futuro del settore Non Food dopo la pandemia

L’Osservatorio Non Food 2021 di GS1 Italy offre una fotografia sull’universo dei consumi extra alimentari, sia sul fronte della domanda sia dell’offerta, nonché dell’andamento degli acquisti e dell’evoluzione della rete commerciale, fisica e virtuale. E ha scoperto che niente è più come prima. La pandemia ha sparigliato le carte, e riaperto i giochi nel mondo dei prodotti non alimentari di largo consumo, determinando acquisti in pesante calo in alcuni settori merceologici e formati distributivi. Ma anche spingendo lo sviluppo di altri prodotti e canali commerciali. Impossibile, quindi, pensare al futuro del Non Food senza approfondire quel che è successo in Italia nell’anno della pandemia.

Vendite in calo del -9,5% rispetto al 2019

Nel 2020 i 13 comparti monitorati dall’Osservatorio hanno ottenuto 93,5 miliardi di euro di vendite, in calo del -9,5% rispetto al 2019. Questo risultato ha interrotto bruscamente l’andamento positivo, seppure lento, degli anni precedenti, e nel 2020 la rinuncia agli acquisti ha accomunato 11 dei 13 comparti merceologici rilevati nell’Osservatorio.  Gli unici ad aver chiuso il 2020 con una crescita delle vendite sono stati l’edutainment, e l’elettronica di consumo (+6,3%). Tra gli 11 comparti merceologici in calo annuo, la forbice della riduzione del sell-out è stata piuttosto ampia, con valori che vanno dal -2,0% dei prodotti di automedicazione al -17,5% degli articoli per lo sport. Il crollo più pesante del 2020 è stato quello di abbigliamento e calzature (-26,5%), superato nel 2020 dall’elettronica di consumo, diventato il comparto più importante nel Non Food per valore delle vendite.

Solo i Factory Outlet chiudonoil 2020 con un aumento del numero di negozi 

A fine 2020 la distribuzione moderna non alimentare contava in Italia 29mila punti vendita appartenenti a poco meno di 300 gruppi presenti in 20 differenti comparti merceologici. L’Osservatorio li ha raccolti in sei tipologie, di cui cinque hanno chiuso l’anno con una rete vendita in calo: agglomerati centrali urbani, centri commerciali, parchi commerciali, aree urbane periferiche, nei luoghi di passaggio e di traffico. Gli unici ad aver chiuso il 2020 con un aumento del numero dei negozi sono i Factory Outlet (+0,7%). Nel 2020, al contrario, le vendite via web sono risultate in crescita, sia per giro d’affari che per quota di mercato in 12 dei 13 comparti analizzati. Unica eccezione, i prodotti per la fotografia.

Crescono le forme di distribuzione alternativa

L’altro fenomeno commerciale del Non Food nel 2020 è stata la crescita delle forme di distribuzione alternativa, come vendite a domicilio o per corrispondenza, nei distributori automatici e nell’e-commerce, aumentate a valore del 13,9%. I lockdown hanno penalizzato i centri commerciali, ora chiamati a riposizionarsi come luoghi di ristoro ed entertainment e non solo di shopping. La ricerca di comodità e convenienza, driver importanti nel Non Food, gioca poi a favore dei Factory Outlet e dei parchi commerciali. 
E il perdurare dello smart working, con la maggior presenza dei consumatori nei centri minori e nelle periferie urbane, può rappresentare un’occasione di rilancio per le polarità commerciali extraurbane.

Italiani ancora “digiuni” di competenze digitali

Anche se Internet ormai fa parte della nostra quotidianità, per gran parte dei nostri connazionali le competenze digitali restano… un miraggio. Solo un italiano su 2, infatti, è in grado di cavarsela con il web e le sue dinamiche. Lo rivela  il Digital Skill Voyager,  il nuovo strumento per la valutazione delle competenze digitali offerto gratuitamente dai PID – Punti Impresa Digitale delle Camere di commercio. Entrando nel merito dei risultati di questo test, che ha coinvolto oltre 2mila tra studenti, lavoratori e manager, si scopre che solo 3 su 10 possono definirsi coach e addirittura soltanto il 3,8% della popolazione è leader e vanta competenze digitali avanzate. Insomma, c’è ancora molto da fare, come sottolinea anche il presidente di Unioncamere, Andrea Prete: “L’Italia sta affrontando a grande velocità la transizione digitale. Per portarla a pieno compimento, però, non bastano le tecnologie, serve il capitale umano che sappia utilizzarle, arricchendo ed innovando il proprio lavoro quotidiano. Occorre lavorare ancora di più, quindi, sulle competenze dei singoli cittadini e delle imprese, ambito prioritario di intervento dei Pid delle Camere di commercio”. 

Più alto il titolo di studio migliori le competenze

Qualche competenza in più sembrano averla i laureati che, in 4 casi su 10, rientrano nelle categorie dei coach digitali o degli e-leader a fronte del 21,6% dei diplomati. Certo è che anche tra quanti posseggono un titolo di studio elevato o addirittura un post-laurea i neofiti e gli allievi digitali sono ancora oltre la metà. 
Se il 51,3% degli impiegati, che rappresentano il gruppo più cospicuo di persone che si sono cimentate con il Digital Skill Voyager (43,5%), è solo “allievo” digitale, oltre un terzo vanta competenze di medio-alto livello. I manager (che sono il 9,2% dei partecipanti al test) mostrano una preparazione più avanzata, con il 43,7% che raggiunge i livelli di coach e e-leader (ma anche un 44,3% di “allievi”). Peggiore il posizionamento degli imprenditori (che sono l’11% dei 2mila partecipanti): più del 70% è alle prime armi con Internet (20,5% i neofiti, 51,5% gli allievi) e solo il 28% ha abilità superiori.

Cos’è Digital Skill Voyager

Digital Skill Voyager è un test online, impostato con le tecniche della gamification. Il viaggio che l’utente si trova ad affrontare nel tempo è composto da cinque tappe: Era Preistorica: Digitalizzazione di base. Era antica: Comunicazione e condivisione. Era medioevale: Pensiero computazionale e Coding. Era moderna: Tecnologie digitali e le loro applicazioni. Era futura: Innovazione e Sostenibilità.  Alla fine del percorso, in base alle risposte fornite, si ottiene una valutazione che consente di scoprire in quale area si è collocati: neofita digitale, allievo digitale, coach digitale oppure un digital-leader. 

Green Pass, occhio alla truffa che arriva via WhatsApp

I criminali informatici sono sempre attentissimi all’attualità e ai temi che più interessano l’opinione pubblica, così da sfruttarli a loro favore e far cadere nella trappola gli utenti sprovveduti. Non poteva mancare, quindi, una truffa legata al Green Pass, l’argomento più sentito dell’estate. Il Codacons ha già inviato un’allerta in merito a una frode che “viaggi” attraverso WhatsApp, l’app di messaggistica più diffusa al mondo. Insomma, bisogna stare attenti non solo alla propria salute, ma anche ai messaggi che si ricevono sul proprio telefonino.

Link pericolosi da non aprire

Sulla base delle segnalazioni ricevute, il Codacons rivela che in queste settimane molti utenti stanno ricevendo un messaggio: “In questo link puoi scaricare il certificato verde Green Pass Covid-19 che permette di muoversi liberamente in tutto il territorio nazionale senza mascherina”. Si tratta di un messaggio assolutamente falso. La truffa è stata ideata per acquisire dati personali e coordinate bancarie. Infatti, cliccando sul link l’ignaro utente viene catapultato su una finta pagina istituzionale con numerosi loghi simili agli originali. Proseguendo nella navigazione sul sito, all’utente viene chiesto di inserire i propri dati bancari/personali con l’obiettivo di usarli fraudolentemente. Insomma, in pochissimo tempo dall’introduzione del Green Pass sono partite vere e proprie operazione truffaldine, che fanno leva sull’inesperienza degli utenti. ovviamente la prima indicazione è quella di non aprire assolutamente il link, ma anzi di segnalare simili iniziative alla Polizia Postale.

Il Green Pass, quello vero, si ottiene così

Per ottenere il Green Pass “vero” è necessario essersi sottoposti almeno alla prima dose di vaccino, oppure aver fatto un tampone dal risultato negativo nelle 48 ore prima oppure essere guariti dal Covid-19 da non più di sei mesi. Il documento si scarica unicamente attraverso i canali ufficiali attivati dal Governo.

Commercio di Green Pass contraffatti

Oltre alle truffe informatiche, che rimandano a siti in grado di rubare i dati sensibili degli utenti in buonafede, si è aperto sul web un vero e proprio mercato di documenti contraffatti (e ovviamente illegali). Ad esempio sul social Telegram sono già stati individuati soggetti che vendono Green Pass falsi a una prezzo compreso fra i 100 e i 200 euro. Si tratta di una pratica fraudolenta e rischiosa, anche perché tutti i soggetti abilitati (compresi i proprietari e gestori di locali aperti al pubblico, oltre che le forze dell’ordine) possono verificare la veridicità e l’autenticità del documento utilizzando l’apposita app di verifica nazionale.

Italiani e vacanze 2021, preferite le mete nazionali alla scoperta dei borghi

Durante l’estate 2021 saranno 33,5 milioni gli italiani che andranno in vacanza almeno per qualche giorno. Rispetto allo scorso anno, l’estate 2021 fa infatti registrare una sostanziale stabilità nelle partenze (-1%), anche se quest’anno in molti hanno scelto di ritardare il periodo vacanziero, concentrato nei mesi di luglio, e soprattutto di agosto. Anche le vacanze 2021 evidenziano una netta preferenza degli italiani verso le mete nazionali. Tanto che ben un italiano su tre, il 33%, in vacanza resterà all’interno della propria regione, e sono solo il 6% coloro che prevedono di andare all’estero

Spiaggia al primo posto, ma tiene il turismo in montagna e quello di prossimità

È quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixè, dalla quale si evidenzia che a pesare di più sulla scelta di andare in vacanza sono nell’ordine le difficoltà economiche, la paura del contagio e i timori per il futuro. A cambiare profondamente rispetto allo scorso anno è invece la presenza di turisti stranieri, con un balzo del 32% fra luglio e agosto secondo le proiezioni di Coldiretti su dati Isnart. Se la spiaggia resta la meta preferita degli italiani, spiega Coldiretti, tiene il turismo in montagna e quello di prossimità con la riscoperta dei piccoli borghi.

Ricerca del cibo e vino locali è la prima voce del budget di spesa

La maggioranza degli italiani in viaggio ha scelto di riaprire le seconde case di proprietà, o di alloggiare in quelle di parenti e amici o in affitto, ma nella classifica delle preferenze ci sono le pensioni e gli alberghi, e molto gettonati risultano anche gli agriturismi. Tra gli svaghi preferiti, secondo l’analisi di Coldiretti, c’è la ricerca del cibo e del vino locali, diventata la prima voce del budget delle vacanze Made in Italy nel 2021, con circa un terzo della spesa per consumi al ristorante, street food, ma anche per l’acquisto di souvenir.

L’Italia è leader mondiale incontrastato nel turismo enogastronomico

D’altronde, riporta una notizia Ansa, l’Italia è leader mondiale incontrastato nel turismo enogastronomico, grazie al primato dell’agricoltura più green d’Europa. Questo grazie a 315 specialità a indicazione geografica riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, oltre a 5266 prodotti tradizionali regionali censiti lungo tutta la Penisola. E con più di 80 mila operatori biologici l’Italia e la più grande rete mondiale di mercati di agricoltori e fattorie aderenti alla rete nazionale Campagna Amica.

Nel 2020 le vendite di alimenti “free from” sfiorano 7 miliardi di euro

Per rispondere alle esigenze di chi soffre di allergie o intolleranze alimentari i clienti dei supermercati italiani possono oggi scegliere tra quasi 13.700 prodotti alimentari “free from” e oltre 10 mila formulati. Si tratta di un’offerta in continua crescita e diversificazione, per un business che nel 2020 ha visto le vendite di alimenti “free from” sfiorare i 7 miliardi di euro, e quelle di prodotti per intolleranti superare 4 miliardi di euro, in aumento rispettivamente del +3,3% e del +4,6% rispetto al 2019. Nel 2020 continua quindi la crescita dei prodotti senza glutine o lattosio, ma si affermano altri claim “senza”, come “senza antibiotici”, “senza polifosfati”, “senza glutammato”, “senza latte” e “non fritto”. A monitorare l’andamento del mercato è la nona edizione l’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che ha preso in esame i risultati di vendita di oltre 120 mila prodotti di largo consumo, pari all’82,6% del fatturato di supermercati e ipermercati in Italia.

Tutti i claim “senza” registrano performance in crescita rispetto al 2019

Il paniere più consistente è quello dei prodotti alimentari “free from”, che nel 2020 incide per il 18,0% sul totale dei prodotti monitorati dall’Osservatorio, e per il 25,0% sul giro d’affari complessivo. Tutti i 17 claim rilevati hanno registrato performance in crescita rispetto al 2019, grazie soprattutto alla componente della domanda (+6,1%), con aumenti che vanno dal +1,2% di “senza conservanti” (5,8% dei prodotti), a +41,3% di “senza antibiotici” (0,2%). Il 2020 è stato un anno di crescita anche del comparto dei prodotti rivolti a chi soffre di allergie o intolleranze alimentari, che ha contribuito per il 14,4% alle vendite totali del paniere food. La performance è stata sostenuta da una domanda positiva (+8,3%) e un’offerta arrivata al 13,4% del paniere complessivo rilevato.

Il segmento più dinamico è quello dei prodotti “senza lattosio”

Il segmento più importante, sia come valore delle vendite sia come numero di referenze, è quello del gluten free, a cui appartengono il claim “senza glutine” (+5,0% di vendite) e il marchio Spiga Barrata rilasciato dall’Associazione italiana celiachia (+3,9%). Il segmento più dinamico del 2020 è stato quello dei prodotti “senza lattosio”, arrivati a quota 2.141 referenze per un aumento del +6,7% del giro d’affari. All’area valoriale del “lactose free” appartiene il claim emergente “senza latte”, rilevato su 478 prodotti, che hanno chiuso il 2020 con un aumento di +11,4% delle vendite.

Accelerano le vendite di etichette “senza polifosfati” e “senza glutammato” 

Sono altri due i claim affacciati in etichetta e intercettati dall’Osservatorio: “senza lievito” (+3,7% di vendite), e “senza uova”, che hanno visto salire il sell-out del +0,1% rispetto al 2019. Da rilevare anche l’accelerazione nelle vendite di prodotti alimentari presentati in etichetta come “senza polifosfati” (+12,6%), “senza glutammato” (+10,5%), “senza aspartame” (+10,0%), e di quelli con il claim “non fritto” (+10,5%).

Istat, volano i prezzi delle case nel primo trimestre 2021

Il Covid, le limitazioni che per lungo tempo ci hanno accompagnato, la crisi economica… Nonostante tutti questi fattori, che sembrerebbero poter “remare contro”, il comparto immobiliare italiano sta registrando una grandissima vivacità. Insomma, gli italiani non rinunciano alla voglia di casa, e realizzano questo desiderio in tempi apparentemente così duri. A indicare questa tendenza è l’Istat, che ha reso note le statistiche preliminari relative ai prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie, per fini abitativi o per investimento, nel primo trimestre 2021.

Aumento dell’1,1%

Come segnala l’Istituto di Statistica, l’indice dei prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie italiane aumenta dell’1,1% rispetto al trimestre precedente e dell’1,7% nei confronti dello stesso periodo del 2020 (era +1,5% nel quarto trimestre 2020).
“Nonostante la persistenza dell’emergenza sanitaria, con i dati del primo trimestre 2021 – ha spiegato l’Istat – si conferma il trend di crescita dei prezzi delle abitazioni avviatosi nel terzo trimestre 2019. I prezzi delle abitazioni nuove registrano un aumento la cui ampiezza non si vedeva dal secondo trimestre 2011 (quando fu pari a +4,1%) mentre le abitazioni esistenti mostrano prezzi in risalita per il quinto trimestre consecutivo. Le prime evidenze territoriali segnalano come la crescita riguardi tutte le articolazioni territoriali per le quali è calcolato l’Ipab”.

In salita soprattutto i prezzi delle abitazioni nuove

L’aumento tendenziale dell’indice dei prezzi è da attribuire sia ai prezzi delle abitazioni nuove che crescono del 3,9%, in forte accelerazione rispetto al trimestre precedente (quando era +1,8%), sia ai prezzi delle abitazioni esistenti che aumentano dell’1,2% (rallentando lievemente da +1,3% del quarto trimestre 2020). Questi andamenti si manifestano in un contesto di forte aumento dei volumi di compravendita (+38,6% la variazione tendenziale registrata per il primo trimestre del 2021 dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate per il settore residenziale), influenzato, tuttavia, dal marcato ridimensionamento del numero di transazioni registrate nello stesso trimestre dello scorso anno a causa delle restrizioni introdotte a partire da marzo 2020 per contrastare la pandemia.

In crescita anche i valori su base congiunturale

Le buone notizie per il settore immobiliare di casa nostra non sono finite. A confermare la tendenza positiva ci sono anche i dati su base congiunturale: l’aumento dell’indice (+1,1%) è dovuto sia ai prezzi delle abitazioni nuove che crescono dello 0,9% sia a quelli delle esistenti che aumentano dell’1,1%. Il tasso di variazione acquisito dell’Ipab per il 2021 è positivo e pari a +0,7%.

Per la Generazione Z la priorità è recuperare il tempo perduto

Nell’aria si respira un cauto ma discreto ottimismo, e con l’allentamento delle misure di sicurezza sono soprattutto le generazioni più giovani a iniziare a pianificare come poter recuperare il tempo trascorso in quarantena, ovvero, il tempo ‘perduto’.  Uno studio condotto da Pinterest evidenzia come nel mondo post-pandemia, grazie anche a prospettive più positive, i giovani desiderino fare tutto ciò a cui hanno dovuto rinunciare per mesi, cercando attivamente l’ispirazione per tornare a viaggiare, organizzare feste, e sfruttare occasioni future in cui poter sfoggiare look e make up audaci. E la generazione Z, ovvero i nati fra il 1997 e il 2010, è il segmento di pubblico che più degli altri è alla guida delle ultime tendenze.

Obiettivo vacanze, le ricerche aumentano

Non è un caso che le ricerche di questa fascia di utenti su Pinterest siano quasi raddoppiate rispetto all’anno scorso (+96%), mentre quelle per utente sono aumentate del 31%. Le ricerche riflettono infatti il desiderio dei giovani di ‘cogliere l’attimo’ e tornare a vivere. Tra gli utenti della generazione Z, le ricerche di “destinazioni vacanze da sogno” sono infatti aumentate di 13 volte, quelle di “vacanze di lusso” di 6 volte e quelle di “consigli per fare le valigie” sono quadruplicate. Che sia per il breve o per il lungo termine, i più giovani stanno pianificando la prossima vacanza e anche l’acquisto di prodotti come “zainetti carini” (+2x) e “look da viaggio per ragazza” (+20x).

Organizzare una festa indimenticabile

Tra le persone c’è tanta voglia di socialità, e la generazione Z, in particolare, sta cercando nuovi modi per divertirsi con gli amici e organizzare feste memorabili. Gli utenti di questa fascia di età investono tempo ed energie in feste a tema, come “idee festa a tema Euphoria” (+43x), “feste a tema eccezionali” (+8x), e “festa cena con delitto” (+7x).
Cercano anche idee di outfit per ogni occasione. Le ricerche di “outfit per cena romantica” sono aumentate di 30 volte, quelle di “outfit appuntamento al bar” di 9 volte, e quelle di “acconciature per feste” di 6 volte.

Cosa indossare al posto della tuta e make up audace

Mentre si fa sempre più concreta la possibilità di superare la pandemia, gli utenti della generazione Z esprimono tutta la gioia e la positività attraverso il look. Durante il lockdown, hanno avuto modo di scoprire il proprio vero stile, ma adesso mostrano di voler trasformare le idee in realtà. Tra le ricerche che vanno per la maggiore, riferisce Ansa, ci sono articoli di moda come “pantaloni zebrati” (+14x), “gonna scozzese” (+12x) e “gioielli hippie” (+16x). La bellezza è da sempre una delle categorie più popolari di Pinterest e la generazione Z non fa eccezione. I suoi utenti sono alla ricerca di idee e prodotti per dare vita a make up che non passino inosservati. Le ricerche di “makeup e-girl” sono aumentate di 45 volte, quelle di “trucco alternativo” di 60 volte, e quelle di “makeup occhi creativo” di 24 volte.